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pinoboresta Il Boresta Parlante
28 novembre 2018

Perché George Perec








da “la vita istruzioni per l’usodi Georges Perec

“Se ne potrà dedurre quella che è probabilmente la verità ultima del puzzle: malgrado le apparenze, non si tratta di un gioco solitario: ogni gesto che compie l’attore del puzzle, il suo autore lo ha compiuto prima di lui; ogni pezzo che prende e riprende, esamina, accarezza, ogni combinazione che prova e prova ancora, ogni suo brancolare, intuire, sperare, tutti i suoi scoramenti, sono già stati decisi, calcolati, studiati dall’altro.”

l puzzle, un gioco per diventare adulti, logici, riflessivi, curiosi è analizzato simbolicamente, l’enigma che incontriamo di fronte ad una decisione che non sappiamo prendere, oppure quando un evento sfugge al nostro controllo, quando il gioco si fa serio e diventa la nostra vita

Insieme a Sergio Ceccotti parleremo delle opere di Georges Perec, di come abbiano ispirato il suo lavoro figurativo ancor prima di quello di artisti ad approccio concettuale quali ad esempio Sophie Calle, Ignasi Aballì, Cesare Pietroiusti. Sergio Ceccotti ha fatto dell’enigma il suo segno distintivo e ci propone un suo lavoro del 1988 “la vita illustrata” come metafora del libro più geniale di Perec “La vita istruzioni per l’uso” offrendoci una sua spiegazione del testo.

Pino Boresta ci parlerà del progetto L.C.A. Libri in Cerca d’Autore che è solo una delle sue opere ispirate a Georges Perec: “La scomparsa” stravolgendone il significato. Una lettera dell’alfabeto dovrà essere sottratta dal testo per trasformare il libro nell’opera d’arte di chi lo legge. Approfondendo la conoscenza del lavoro di Pino Boresta si riscontra costantemente l’influenza dello scrittore. Nella catalogazione ossessiva delle sue opere, negli elenchi dei suoi pensieri, dei suoi déja vu, nel collezionare le sue unghie tagliate. Conservare la maggior parte degli aspetti della sua vita non è altro che un riflesso delle opere di Perec.

da “Sergio Ceccotti. Il Romanzo della Pittura 1958-2018” di Cesare Biasini Selvaggi

"una visione pittorica colta, raffinata e originale che distilla spunti della storia dell’arte, che impiega artifici retorici del cinema alla Hitchcock, del fumetto (come Diabolik delle sorelle Giussani), della fotografia, del fotoromanzo e della letteratura di genere, dal racconto poliziesco alla Hammett o alla Chandler, alla narrativa di autori contemporanei come Georges Perec, Patrick Modiano, Antonio Tabucchi o Paul Auster. Nei dipinti di Ceccotti si rinnovano anche gli spunti dei rebus o meglio, dei disegni dell’illustratrice della Settimana Enigmistica Maria Ghezzi."

da “Rolsa Rivista on line di Storia dell’Arte” Dipartimento di Storia dell’arte. Università di Roma n. 10 2008- Cesare Pietroiusti. Liste, classificazioni, cataloghi: istruzioni per l’uso di Laura Leuzzi

"Documentano Oreste tre libri/cataloghi, che corrispondono a tre momenti chiave del progetto, e che andiamo ora a esaminare. Il primo”Come spiegare a mia madre che ciò che faccio serve a qualcosa ? del 1997, corrisponde al momento iniziale di creazione del gruppo. Sfogliando le pagine del volume troviamo più di uno spunto riguardante le catalogazioni e liste come ad esempio gli interventi di Anteo Radovan, che fa riferimento a Perec e al suo interesse per ciò che è abituale e Pino Boresta che presenta una lista di sue azioni."

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Rossella Alessandrucci Direttore artistico arti visive

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C’è sempre qualcosa di cui pentirsi nella propria vita professionale. Una volta gli artisti, consapevoli del proprio narcisismo, dovevano rivaleggiare e guardarsi solo dai propri simili in virtù dell'innata concorrenza che sorge tra esseri umani che praticano la stessa disciplina. Ora sono parecchi anni che si deve fare i conti anche con i curatori, i critici, i galleristi, i collezionisti e tutti quelli che una volta erano i più fidati alleati degli artisti. Ora anche loro sono in preda a questa sfrenata smania di protagonismo che in questa società dello spettacolo ha contagiato ormai tutti. Insomma è sempre più ampia la platea di concorrenti con la quale l'artista si deve confrontare ogni giorno, è così che spesso soccombe o viene messo in secondo piano o, in alcuni casi, è lui stesso che si defila e si tira fuori. Perciò, tenendo conto di questo penso che se tornassi indietro probabilmente sarei tentato di calibrare la mia esistenza diversamente, ma così facendo correrei ugualmente il rischio di commettere errori, forse più grandi, quindi in definitiva meglio tenersi stretto quello che si è raggiunto con fatica e dolore e andare avanti fino a quando la morte non ti separi definitivamente da quello che hai fatto e da quello che avresti potuto fare.