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pinoboresta Il Boresta Parlante
2 aprile 2018

Sistemi marci








Marci sistemi di potere


"Ma chi ti rappresenta?". Questa spesso la prima domanda che si sentono rivolgere giovani calciatori (o meglio le loro famiglie quando se lo possono permettere) costretti a pagare procuratori e altri faccendieri per giocare in squadre blasonate nel quale poter mettere in mostra il proprio talento. Questo ha fatto vedere ieri LA7 nel programma “Non è l’Arena” di Massimo Giletti. Un mondo del calcio italiano ormai marcio fino al midollo già da molto tempo, e che ci ha fatto toccare il fondo con l’eliminazione dell’Italia alla prossima Coppa del Mondo nel 2018 in Russia. E se guardiamo il medagliere dei Campionati Europei di calcio, ci accorgiamo che lo abbiamo vinto una sola volta nel lontano 1968, mentre altri Paesi più piccoli del nostro e che investo in questo sport enormemente meno risorse di quanto facciamo noi hanno risultati di gran lunga migliori dei nostri. Questo lo stato deprimente di come vanno le cose qui in Italia, e non solo nel calcio. È per questo che vi rimando a questo mio articolo uscito su Artribune il 15 febbraio 2018  (http://www.artribune.com/arti-visive/arte-contemporanea/2018/02/dibattito-opinione-pino-boresta/) dove dico la mia riguardo la sconfortante situazione italiana del sistema dell’arte contemporanea, incapace di premiare chi veramente lo merita. E a nulla serve lamentarsi con le istituzioni estere quando, come spesso succede, si dimenticano di invitare artisti italiani a manifestazioni internazionali importanti, perché anche in questo campo abbiamo troppo spesso sbagliato nel portare la squadra più debole e meno talentuosa. Artisti che hanno fatto strada non in virtù delle proprie capacità ma grazie alle storture tutte italiane dell’Art System strapieno di faccendieri e altre strane figure senza scrupoli e senza anima interessati solo alla parte economica, esattamente come succede nel calcio dove quello che conta è fare soldi, soldi, soldi e niente più.

pino boresta





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C’è sempre qualcosa di cui pentirsi nella propria vita professionale. Una volta gli artisti, consapevoli del proprio narcisismo, dovevano rivaleggiare e guardarsi solo dai propri simili in virtù dell'innata concorrenza che sorge tra esseri umani che praticano la stessa disciplina. Ora sono parecchi anni che si deve fare i conti anche con i curatori, i critici, i galleristi, i collezionisti e tutti quelli che una volta erano i più fidati alleati degli artisti. Ora anche loro sono in preda a questa sfrenata smania di protagonismo che in questa società dello spettacolo ha contagiato ormai tutti. Insomma è sempre più ampia la platea di concorrenti con la quale l'artista si deve confrontare ogni giorno, è così che spesso soccombe o viene messo in secondo piano o, in alcuni casi, è lui stesso che si defila e si tira fuori. Perciò, tenendo conto di questo penso che se tornassi indietro probabilmente sarei tentato di calibrare la mia esistenza diversamente, ma così facendo correrei ugualmente il rischio di commettere errori, forse più grandi, quindi in definitiva meglio tenersi stretto quello che si è raggiunto con fatica e dolore e andare avanti fino a quando la morte non ti separi definitivamente da quello che hai fatto e da quello che avresti potuto fare.