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pinoboresta Il Boresta Parlante
13 luglio 2017

Urban REaction figure

L’Associazione Acronimo di Alessandro Reni e Silvia Dawid Bishay in collaborazione con Microspazio Architecture & Design Office sta organizzando l'evento URBAN reACTION FIGURE, una manifestazione dedicata all'arte contemporanea che si terrà nei giorni 14 15 e 16 luglio presso lo spazio Factory del MACRO di Testaccio e che avrà come filo conduttore il tema della “vita come opera d'arte”. Le tematiche scelte per questo evento sono volte a promuovere ed incentivare la partecipazione di un pubblico di giovani appassionati ad ogni genere di arte.
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5 aprile 2017

SOS-BORESTA

L’A.T.E.R. - Azienda Territoriale per l'Edilizia Residenziale del Comune di Roma ci vuole sfrattare: se non troviamo 9.848 euro, io insieme a mia moglie e ai miei tre figli, saremo in mezzo a una strada. Siamo al 24% praticamente 6000 - 1450 = 4550 sono quelli che servono per raggiungere l'obbiettivo, entro il 30 aprile. Io spero proprio di raggiungere almeno questo obbiettivo parziale perché altrimenti non so proprio cosa fare.
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4 marzo 2017

Dio alla sbarra

In risposta a chi ha detto: "Se la lamentela è sterile, l’ironia è feconda."
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4 marzo 2017

Tutto Relativo

In risposta a chi ha detto: "Ho tentato di esistere!”
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4 marzo 2017

La domanda

In risposta a chi dice: "Perché alcuni hanno la vocazione al martirio”
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27 febbraio 2017

SOS-SFRATTO

Questo non è un progetto artistico ma, forse, un'occasione anche per voi, e non solo di aiutare un artista (amico) in difficoltà.
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28 dicembre 2016

Intervista al Boresta Parlante

Non lo so. Non so se esiste un grande progetto che contenga anche quello mio, che comprenda anche quello che faccio io. Non so se quello che tu dici sia vero, in sostanza non so nulla, forse a questa domanda non so risponderti, ma io credo che si possa vivere anche senza necessariamente sposare o appiattirsi su grandi ideali, specialmente se questi ideali sono costruiti da altri. Del resto non è quello che facciamo giorno dopo giorno? Andiamo avanti o andiamo indietro senza nessuna certezza. Però alla fine si finisce sempre per credere in qualche cosa, ma in qualcosa che hai creato dentro di te. Ma pure questo potrebbe essere sbagliato. In sostanza credo di poter dire che gli artisti di strada vogliano solo avere la possibilità di esprimersi, di dire e fare quello che gli passa per la testa. Rita Pavone diceva “datemi un martello, lo voglio dare in testa a chi non mi va” noi diciamo “datemi un muro lo voglio far vedere a chi dico io”. E la finisco qui, perché, per uno che inizialmente non sapeva cosa rispondere, mi pare di aver detto anche qualche stronzata di troppo.
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22 dicembre 2016

Io obliato

In risposta a: "Altri tempi altri miti” 16a Quadriennale d'arte
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22 dicembre 2016

Io inutile

In risposta a: "Mi sembrano analisi perfettamente inutili" Luca Rossi
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22 dicembre 2016

Io urlo

In risposta a: "Il sapere e la ragione parlano, l’ignoranza e il torto urlano” Arturo Graf (1848 -1913)
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aprile       
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29 dicembre 2010 La fine dell'anno La fine dell'anno è arrivata. Il primo decennio del  XXI secolo si è concluso. Ho riascoltato i discorsi di fine anno dei nostri Presidenti della Repubblica. Qualcuno leggeva altri andavano a memoria. Gli argomenti? Disoccupazione, emigrazione, terrorismo, studenti, assassini comuni e politici.  la costanza di tali elementi  mi è ... (continua) Leggi tutto

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C’è sempre qualcosa di cui pentirsi nella propria vita professionale. Una volta gli artisti, consapevoli del proprio narcisismo, dovevano rivaleggiare e guardarsi solo dai propri simili in virtù dell'innata concorrenza che sorge tra esseri umani che praticano la stessa disciplina. Ora sono parecchi anni che si deve fare i conti anche con i curatori, i critici, i galleristi, i collezionisti e tutti quelli che una volta erano i più fidati alleati degli artisti. Ora anche loro sono in preda a questa sfrenata smania di protagonismo che in questa società dello spettacolo ha contagiato ormai tutti. Insomma è sempre più ampia la platea di concorrenti con la quale l'artista si deve confrontare ogni giorno, è così che spesso soccombe o viene messo in secondo piano o, in alcuni casi, è lui stesso che si defila e si tira fuori. Perciò, tenendo conto di questo penso che se tornassi indietro probabilmente sarei tentato di calibrare la mia esistenza diversamente, ma così facendo correrei ugualmente il rischio di commettere errori, forse più grandi, quindi in definitiva meglio tenersi stretto quello che si è raggiunto con fatica e dolore e andare avanti fino a quando la morte non ti separi definitivamente da quello che hai fatto e da quello che avresti potuto fare.